L’ultima missione – capitolo VI: il piano

«Avevo tutto: un bel lavoro, una splendida casa e stavo per sposare la donna che ho sempre amato… Però loro hanno rovinato ogni cosa. Quel maledetto giorno, un anno fa, sono entrati in casa mia. Secondo il verbale della polizia quelle persone hanno cercato la cassaforte, ma in casa non ne avevamo una. Io non ero lì, non potevo fare niente. Loro hanno deciso di vendicarsi contro di noi ed hanno dato fuoco alla casa. Però non si sentivano soddisfatti ed hanno sparato alla mia Angela. Io sono un uomo molto ricco e metterò a tua disposizione tutte le mie risorse, se mi aiuterai nella mia missione: trovare chi ha sparato ad Angela!». Queste sono le parole che Orfeo disse ad un famoso soldato, chiamato Karl, per convincerlo ad accettare l’incarico che gli aveva offerto.

L’anziano combattente si avvicinò al ragazzo e gli rispose: «Metterò la mia squadra a tua disposizione, per aiutarti ad ottenere la tua vendetta, ma se provi ad ingannarci, a venderci alla polizia, oppure a scappare, ti daremo la caccia e ti uccideremo! Sai che siamo i migliori in questo campo. Ora vieni con me.»

Il mercenario condusse il suo nuovo alleato in un magazzino abbandonato, situato fuori dal cento abitato, per presentargli la sua squadra.

Orfeo entrò in questo magazzino ed era molto sospettoso: “Ho sentito spesso parlare di queste persone quando lavoravo per Valerio. Sono quelli che chiamava quando doveva rintracciare qualcuno immediatamente. Però sono dei mercenari, non conoscono lealtà. Devo fare attenzione.”

Il ragazzo seguì Karl guardandosi intorno, finché non arrivò davanti agli altri soldati.

Indicando uno alla volta i membri della sua squadra, l’anziano soldato gli disse: «Ecco i miei soldati. Il ragazzo con i capelli rasati è Achille, chiamato così perché è veloce e forte come l’eroe greco. La ragazza, invece, si chiama Amanda; tanto bella, quanto forte. L’uomo con la barba, che vedi seduto vicino a quel computer, è Gerard, il nostro informatico.»

Orfeo osservò attentamente i suoi nuovi alleati, per memorizzarne i nomi e le caratteristiche, e poi andò a stringerli la mano. Così, dopo essersi presentato, iniziò ad esporre la prima fase del suo piano: «Gli uomini che sto cercando vivono nel quartiere Scorpion. Le tracce che sono riuscito a trovare mi hanno condotto fino a lì, però non riesco ad ottenere i loro nomi. Quella comunità li sta proteggendo, per qualche motivo. Quindi io voglio distruggerla dalle fondamenta! La prima fase è questa: isoleremo il quartiere, togliendoli l’elettricità e poi andremo ad occuparci della cisterna d’acqua, che rifornisce il quartiere. Ognuno dei quattro quartieri è rifornito da una cisterna diversa e le chiavi sono custodite dai rappresentanti. Non intendo ucciderli tutti, ma voglio solo che siano così deboli da non poter combattere, perché ho in mente di fare una cosa che non è mai stata fatta prima! Io verrò con voi e farò parte della squadra. Il pagamento avverrà quando avrò preso le persone che cerco.»

Dopo aver esposto il suo piano, Orfeo uscì da magazzino ed iniziò a camminare.

Il giovane giunse sul promontorio della città, dal quale era possibile ammirare l’intero centro abitato, diviso in quattro quartieri: Scorpion, il quartiere dei poveri; Gladio, dove alloggiavano i ricchi; Siculo, dove si trovavano gli uffici pubblici ed il municipio ed Ennio, che è il quartiere dove si trovava l’esercito. I quartieri prendevano il nome dai fondatori della città.

Osservando attentamente l’isola, Orfeo pensò: “Valerio credeva di essere vicino a redimere Raliteb, ma si sbagliava. Io punirò questa città corrotta, iniziando dal basso. Distruggerò Scorpion e prenderò chi ha ucciso Angela, poi risalirò ai mandanti! Quando avrò eliminato tutte le mele marce dal cesto, Albert potrà finalmente far rifiorire quest’isola.”, poi estrasse la foto di Angela che portava sempre con sé.

Nella foto c’erano i due ragazzi abbracciati, mentre guardavano l’alba da quello stesso promontorio. La guardò bene e disse: «Presto sarai vendicata.»

Intanto nel magazzino, Karl stava dando indicazioni ai suoi uomini, mentre si accarezzava i capelli bianchi: «Credo che possiamo fidarci di quel ragazzo, perché agisce per vendetta, non per arricchirsi… Quindi è spinto da un’ideale, non dall’avidità.», allora Amanda chiese al suo amico Gerard: «Perché non fai una ricerca sul nostro nuovo amico? Per essere sicuri che la sua storia sia vera.»

L’informatico subito si mise a cercare notizie su Orfeo, trovandole nelle cartelle sul personale del municipio, così lesse il file a tutti i suoi compagni: «Orfeo Negerev era un imprenditore, possedeva delle piccole fabbriche di armi, che aveva ereditato dalla sua famiglia. Dicono che fosse particolarmente bravo nella creazione di ordigni. Le sue fabbriche fornivano le armi all’esercito della città. Dopo aver conosciuto una ragazza chiamata Angela, una commessa di umili origini, Orfeo ha lasciato il suo impiego nel municipio, ha venduto le fabbriche ed ha comprato una grande villa, con un terreno da coltivare. Esattamente un anno fa, la sua ragazza è stata uccisa in circostanze misteriose, pare infatti che si trattasse di una rapina finita male, anche se il verbale della polizia non è molto chiaro.», poi Gerard si tolse gli occhiali ed aggiunse: «Ora capisco il perché voglia vendicarsi.»

Dopo aver ascoltato il racconto del suo amico, Amanda abbassò lo sguardo e disse: «Quando perdi l’anima gemella, non ti resta più nulla per andare avanti.»

Avendo ascoltato la triste storia di Orfeo, i quattro soldati rimasero senza parole ed iniziarono a prepararsi, in vista della missione che li attendeva.

Orfeo, intanto, era andato nel bar dove ogni giorno si incontrava con il suo amico Tom.

«Ciao, Orfeo, ho bisogno di parlarti!», disse il braccio destro del governatore, dopo aver raggiunto l’amico.

«Oggi è passato un anno esatto da quel giorno, in cui venni qui dopo aver litigato con Angela. Perché sprechi il tuo tempo venendo ad incontrarmi ogni mattina?»

Allora Tom si tolse la giacca, si accomodò e rispose: «Siamo amici e non spreco il mio tempo. Vengo qui ogni mattina perché voglio aiutarti. Da quel giorno ti sei chiuso in te stesso e ti sei dimenticato di avere degli amici che vogliono esserti d’aiuto. Vieni a stare a casa mia! Non puoi continuare a vivere in quel posto, è pericolante ed Albert vuole che lo faccia demolire.»

Orfeo ascoltò le parole dell’amico, continuando a fissare il caffè che stava bevendo, e gli rispose: «Albert ti ordina di fare una cosa e tu la fai, funziona così. Se sei qui per ottenere il mio permesso, sappi che non lo avrai mai. Fai quello che devi, Tom.» e dopo aver parlato, il ragazzo lasciò i soldi sul tavolo ed uscì dal bar.

Orfeo iniziò a camminare verso il quartiere Scorpion e mentre percorreva le strade di Raliteb, si guardava intorno. “Da quando la città è stata fondata, non è mai stata così degradata. Albert non sta riuscendo a tenere il controllo dell’isola e se continuerà così, presto Marcus lo farà eliminare. Io ripulirò questa città, lo devo ad Angela. Lei credeva che le cose potessero cambiare… Ed ora non c’è più.”

Mentre camminava, il ragazzo venne accerchiato da un gruppo di abitanti del quartiere Scorpion e si accorse di averli già visti.

Il capo di quel gruppetto disse: «Tu sei uno degli abitanti del quartiere Gladio, scommetto che sei molto ricco.», ma Orfeo non lo guardò nemmeno, perché aveva notato che al polso portava ancora l’orologio che gli aveva rubato molto tempo prima. Il ragazzo ignorò la provocazione di quell’uomo, ma lui continuò: «Cosa ti ha portato nei quartieri dei poveri, cerchi un altro maggiordomo?».

Orfeo continuò a fissare l’orologio che quell’uomo aveva al polso, finché quelle persone se ne andarono, avendo capito che il ragazzo non aveva niente che valesse la pena rubare.

“Loro mi hanno rubato l’orologio che mi aveva regalato la mia famiglia, quando iniziai a lavorare con Valerio. Ora rivoglio il mio orologio.” Pensò Orfeo, mentre tornava al magazzino, per condurre i suoi alleati in missione.

Quando entrò nel rifugio dei mercenari, il ragazzo vide Amanda che lo aspettava.

«Ho letto quello che ti è successo e voglio dirti che ti capisco, avrei fatto le stesse cose. Questa sarà l’unica missione in cui sarò orgogliosa del mio lavoro.» disse la ragazza, che poi distese la sua mano verso quella del suo nuovo alleato e quando Orfeo la strinse, lei aggiunse: «Ora sei dei nostri!»

Orfeo uscì dal magazzino con Achille ed Amanda, mentre la pioggia continuava a cadere incessante, per recarsi nel quartiere Scorpion. Karl e Gerard restarono nel rifugio, tenendosi in contatto con il resto del gruppo, tramite una radio.

Durante il tragitto in macchina, Achille, che era seduto sul sedile posteriore, si avvicinò ad Orfeo che stava guidando e disse: «Chiariamo le cose, per evitare che tu possa farti male. Noi siamo dei soldati addestrati, quindi restaci sempre vicino e non fare niente che possa metterti in pericolo!»

«Ti preoccupi per me?», chiese Orfeo con un tono ironico.

«No, ma se tu dovessi morire, noi non verremmo pagati.», rispose prontamente il soldato, mentre Amanda restò in silenzio a guardare la pioggia che cadeva sull’asfalto.

Quando raggiunsero la loro meta, tutti scesero dall’auto. Achille andò ad aprire il cofano, dove aveva nascosto molte armi e ne dette una ad entrambi i suoi compagni.

I soldati ormai avevano raggiunto la centrale elettrica, allora Orfeo disse: «Ogni quartiere è completamente indipendente, infatti in città ci sono quattro centrali elettriche. Il governatore Valerio decise di dividere la sede centrale in quattro, per evitare che con un solo attacco si potesse far saltare la rete elettrica dell’intera Raliteb. Se riusciamo a far saltare questo generatore, il quartiere Scorpion resterà isolato per parecchio tempo.»

Achille forzò la porta ed i soldati riuscirono ad entrare, allora Orfeo dette le informazioni necessarie ai suoi compagni.

«Nella centrale c’è una sola guardia a quest’ora, che custodisce le chiavi per accedere ai generatori.», poi il ragazzo si voltò verso Amanda e disse: «Con te sarà più vulnerabile, quindi occupatene tu.»

Allora la soldatessa lasciò il suo fucile nelle mani di Achille e si avvicinò verso la guardia, che non poteva vedere i due soldati nascosti.

Amanda disse:  «Mi scusi agente, mi si è fermata la macchina qui vicino e volevo chiamare il soccorso stradale, ma in campagna il mio telefono non prende. Ha un telefono satellitare?»

La guardia sentì queste parole e rispose: «Certo signorina.» e poi si voltò per prenderlo. Però, appena dette le spalle alla ragazza, lei prese dalla tasca un filo di metallo e lo strinse intorno alla gola del malcapitato agente.

Dopo averlo ucciso, Amanda chiamò i suoi compagni. Guidati da Gerard, che aveva trovato la mappa della centrale, raggiunsero i generatori e li fecero esplodere, grazie a degli ordigni portati da Orfeo, facendo calare le tenebre più totali sul quartiere Scorpion.

Subito i soldati corsero fuori dall’edificio ed entrarono in macchina, perché ormai era imminente l’arrivo dei rinforzi. Si diressero verso il centro del quartiere Scorpion, dato che la missione non era finita.

Orfeo condusse i suoi compagni in giro per le strade deserte, a causa del coprifuoco istituito da Albert. I soldati crearono una scia di distruzione, dando fuoco ai principali negozi di alimentari. Poi si allontanarono da quella zona e raggiunsero la periferia del quartiere, dove il ragazzo fece fermare la macchina.

Orfeo scese dall’auto, perché aveva visto quel gruppo di uomini che lo aveva rapinato, molto tempo prima.

Il ragazzo vide che erano in tre ed erano sdraiati su un prato bagnato a causa della pioggia, perciò si avvicinò, disarmato, ma seguito da Achille e da Amanda.

Il capo di quel gruppo vide arrivare il suo nemico e si alzò in piedi.

«Sei tornato ancora qui? Questo pomeriggio ti abbiamo lasciato andare, ma ora è troppo.»

Ed Orfeo rispose: «Sono tornato perché hai preso una cosa mia, molto tempo fa!»

Quell’uomo provò a colpire il ragazzo, costringendo tutti i presenti ad intervenire.

Amanda aggirò un nemico e l’afferrò alle spalle, uccidendolo con la stessa arma con cui aveva soffocato la guardia della centrale. Achille, invece, estrasse una lama e pugnalò al cuore il suo avversario.

I due soldati si voltarono verso Orfeo per aiutarlo, ma videro che aveva già sconfitto il suo nemico.

Il ragazzo aveva colpito al volto quell’uomo, facendolo cadere a terra. Allora, si abbassò, per guardarlo da vicino, mentre era quasi svenuto e non poteva più reagire.

Orfeo sfilò l’orologio dal polso del suo nemico e lo rimise al suo polso, poi disse: «Grazie per avermelo custodito.» ed infine lo uccise, spezzandogli il collo, sotto gli occhi increduli degli altri soldati.

Il ragazzo si avvicinò ai suoi compagni, con uno sguardo soddisfatto. Achille rimase a fissare il suo alleato, senza parlare, finché si voltò e vide che il suo nemico era ancora vivo e gli stava puntando l’arma, allora rimase pietrificato. Però Orfeo fu molto reattivo e lanciò un pugnale contro quell’uomo, uccidendolo prima che potesse sparare. Allora Achille sorrise, come chi sa di essere stato molto fortunato, e disse al suo alleato: «Ti devo un favore!», poi entrò in macchina.

Appena arrivarono al magazzino, i tre soldati nascosero la vettura e poi entrarono. Qui trovarono Karl che li aspettava.

«Ottimo lavoro ragazzi! Domani Orfeo ci spiegherà la prossima fase del suo piano!»

Dopo aver ascoltato le parole dell’anziano soldato, Orfeo uscì del magazzino, per tornare a casa. Amanda seguì il ragazzo e gli disse: «Ho visto quello che hai fatto. Come è possibile? Non avevo mai visto niente di simile.»

Allora il ragazzo rispose: «Prima di conoscere Angela, io lavoravo in una squadra di paramilitari al servizio del governatore Valerio. Ufficialmente ci occupavamo solo della sicurezza del municipio e di quelli che ci lavoravano dentro, ma in realtà noi facevamo il lavoro sporco. Portavamo via la spazzatura, che Valerio non voleva; tenevamo pulita la città… Ci occupavamo dei senza tetto, degli avversari politici e di tutti i criminali che non potevano essere condannati, per qualche motivo.»

Quando ebbe finito di parlare il ragazzo, Amanda pensò: “Quindi è anche lui un soldato, proprio come noi.” E poi disse: «Ti ammiro, hai lasciato tutto per amore della tua ragazza!», ma Orfeo abbassò lo sguardo e rispose: «Lo sai anche tu che questo è un lavoro pericoloso. Era solo questione di tempo prima che un figlio, un fratello, un padre o un marito fosse venuto a cercarmi, per vendicare una delle persone che ho ucciso. Volevo darle la vita che meritava.» e poi il ragazzo rimase turbato e smise di parlare, finché non arrivò davanti al cancello della sua proprietà.

Il ragazzo salutò la sua nuova amica: «Vai a riposarti, Amanda. Domani sarà una giornata molto impegnativa.»

La soldatessa tornò al magazzino, mentre Orfeo entrò in casa.

Il ragazzo aprì la porta e si fermò un attimo a guardare le scale nere, che portavano al piano superiore; poi rivolse lo sguardo verso la cantina e vide i nastri della polizia, che delimitavano la scena del crimine.

Orfeo si diresse verso la cucina, che era l’unica stanza ancora abitabile, perché si trovava sul piano inferiore, e si stese su di una brandina che aveva sistemato lì.

Il ragazzo iniziò a ricordare: “Promisi ad Angela che sarei andato a cercarla, dopo essere tornato da una missione e lo feci; mi ricordo bene quel giorno. Entrai nel bar e la vidi che era seduta, nello stesso punto in cui l’avevo vista la prima volta. Mi avvicina e le dissi: «Anche se sono passati tre mesi, sono venuto a cercarti, come ti avevo detto.» e lei mi guardò sorridendo. Si alzò in piedi e mi rispose: «Ho conosciuto un ragazzo, che mi piace. Non voglio rischiare di rovinare tutto, anche se vorrei veramente prendere un caffè con te, per ringraziarti di avermi difesa, quella sera. Magari in futuro ci incontreremo ancora.», prima di uscire dal bar. Non la rividi per un anno intero.”

Annunci

Capire, ma troppo tardi

Facevo tutto per essere amato,
e volevo meritare
un gesto d’amore, esser felice:
se avessi ascoltato con attenzione…

Ma sono felice di aver compreso
la tua vera natura:
rende facile rinunciare a te!

Nessuno vorrebbe portare un peso
come te, un’immatura
bimba che non capisce mai i perché!

Devo ammetterlo, ho mal valutato
che errore fosse amare
una donna bugiarda e traditrice:
non sei un dono, ma una maledizione…

L’ultima missione – capitolo V: il guerriero

La mattina seguente Orfeo e Tom andarono nel municipio, per vedere come stava Albert. Si accorsero che ora l’edificio era presidiato dai militari di Marcus e non dalla squadra di Tom, ma entrarono comunque.

I due ragazzi salirono fino all’ultimo piano ed andarono davanti alla porta dell’ufficio del loro amico, ma non videro nessuno, nemmeno la segretaria. Dopo pochi secondi, però, la porta si aprì e udirono una voce che diceva: «Entrate, vi stavo aspettando.»

Orfeo e Tom varcarono la soglia della porta e videro il loro amico seduto sulla sua poltrona, con la testa fasciata e con un ematoma sul volto.

«Siamo passati a vedere come stai.» disse Tom

«Ieri non ci hanno lasciato entrare nella tua stanza, cosa è successo?» chiese Orfeo.

Allora il governatore sollevò lo sguardo dalle carte che stava compilando e rispose: «Dei terroristi del quartiere Scorpion sono riusciti ad entrare qui, tramite una via d’accesso che conoscono solo le guardie. Uno degli uomini che dovrebbe proteggermi ha complottato contro di me. Da oggi la sicurezza dell’edificio è affidata esclusivamente agli uomini di Marcus. Tom, tu e la tua squadra vi occuperete solo dei rifiuti da eliminare, perché se ne sono accumulati troppi negli ultimi tempi…»

Albert si alzò in piedi e continuò: «Ieri avevo bisogno di voi e non c’eravate. Se non fosse stato per Marcus sarei morto. Adesso dovete fare una scelta: o ve ne andate o restate qui e mi giurate la vostra lealtà!»

Tom ed Orfeo si guardarono e non sapevano cosa fare.

Il capo delle guardie rimase nella stanza, mentre Orfeo disse: «Sai che ti sono leale, ma ormai mi sono ritirato e non posso partecipare a questa guerra.»

Allora Albert rispose all’amico: «Se adesso uscirai da quella porta, non potrei più tornare; se resterai, ci aiuterai a distruggere Yanker e tutti i suoi uomini!», ma Orfeo guardò negli occhi il governatore e gli disse: «Mi dispiace, non posso farlo!», dopodiché gli dette le spalle ed uscì dal suo ufficio.

Quando la porta si chiuse Tom ed Albert rimasero all’interno, in silenzio, dopo aver visto il loro amico andarsene. Il governatore tornò a sedersi sulla sua poltrona e disse: «Abbiamo un problema. Se Orfeo si dovesse alleare con Yanker, noi non avremmo più speranze!»

«Sai che non lo farebbe mai: non è un traditore.»

«Non lo farebbe mai volontariamente, ma sai bene che Angela è il suo punto debole, così come la famiglia è il tuo. Io non ho queste debolezze.»

«Eppure stando al racconto di Melissa hai rischiato la vita per salvarla!»

Il governatore si sistemò la cravatta, si guardò allo specchio e poi rispose: «Ho commesso un errore che non accadrà più. Non rischierei la vita nemmeno per te ed Orfeo, che siete stati i miei migliori amici.», e dopo aver pronunciato queste parole, Albert fece un cenno con la testa all’alleato, per indicargli di tornare al suo lavoro.

Tom uscì dalla stanza molto preoccupato.

“Non può parlare seriamente, non sarebbe da lui!”

Intanto Orfeo stava camminando per strada, mentre rifletteva sulla scelta fatta.

“Io sono nato per combattere, mi sono addestrato per tanti anni, solo per essere il migliore, ho fatto tanti sacrifici ed ora che c’è la battaglia più importante della mia vita mi sono ritirato. Angela dice che potrei aiutare lavorando in ufficio, ma ci morirei dietro una scrivania. Ho fatto tutto questo per lei, per essere l’uomo capace di renderla felice, perché quella è la cosa più importante per me. Albert, invece, vive per fare carriera; è sempre stato così. Non può capire cosa significa rinunciare a qualcosa per una persona. Se Valerio non mi avesse fatto aprire gli occhi avrei perso Angela e sarei stato condannato ad una vita infelice. Sono sicuro di aver fatto la scelta giusta!”

Orfeo si stava dirigendo verso la sua casa, quando vide un gruppo di quattro persone che stava derubando un pover’uomo. Il ragazzo si fermò a guardare senza fare niente, perché aveva promesso di non combattere più. Orfeo poteva sentire le minacce che quei criminali stavano facendo alla loro vittima, ma non gli interessava. Uno di quegli uomini estrasse un pugnale e colpì il povero malcapitato, sotto lo sguardo freddo e distaccato del ragazzo.

I criminali notarono Orfeo e si avvicinarono, accerchiandolo. Il loro capo disse: «Dacci il tuo orologio e non ti faremo nulla. Reagisci e farai una brutta fine.», allora il ragazzo si sfilò il prezioso orologio, che gli era stato regalato dai suoi genitori, e lo consegno ai criminali.

«Dacci anche il tuo portafogli!» aggiunse uno di loro.

Orfeo prese il portafogli dalla tasca interna del suo giubbotto, tolse la foto di Angela che portava sempre con sé e consegno l’oggetto desiderato ai suoi aggressori. Perciò, quei criminali se ne andarono senza aggredirlo.

Dopo quello spiacevole incontro il ragazzo tornò a casa, ma vide che Angela non era ancora tornata, allora si mise a curare il suo orto.

“Avrei potuto ucciderli tutti, ma ho promesso ad Angela che non avrei più combattuto.”, continuava a ripetersi Orfeo. Lui sapeva di aver commesso un errore, però non poteva infrangere la promessa fatta.

Poco prima del tramonto Angela tornò a casa e trovò il suo futuro sposo che curava l’orto. La ragazza si avvicinò per parlargli.  «Orfeo, oggi nel negozio in cui lavoro hanno aggredito un uomo. Secondo la polizia è stato un evento casuale, ma io conoscevo quell’uomo, perché era un cliente abituale. Lui era una delle guardie del governatore, uno di quelli che un tempo lavoravano per te. Quelle persone lo hanno ucciso.»

Allora Orfeo posò gli attrezzi e rispose mentre si puliva le mani: «L’importante è che tu stia bene.»

«Quei criminali hanno commesso un’ingiustizia, dovrebbero pagarla. Stanno rovinando la nostra città!»

«Angela, quei criminali faranno una brutta fine, perché presto i soldati di Tom riusciranno a trovarli. Quando è un soldato a morire, i suoi compagni diventano dei cacciatori infallibili e sono capaci di trovare ogni minima traccia. Quelle persone sono condannate. La nostra città, invece, è stata rovinata dai politici e dalle loro parole. Gli uomini come Yanker sono quelli che rovinano Raliteb.» e dopo aver parlato, Orfeo prese la mano della sua futura sposa e la condusse in casa. Il ragazzo la portò in cucina, dove aveva preparato una cena per lei.

Angela rimase molto sorpresa, non si aspettava un simile gesto.

«Quando saremo sposati sarà sempre così!» disse Orfeo.

«Hai messo anche le candele e le rose sul tavolo. Non dovevi fare tutto questo, chissà quanto tempo avrai sprecato.», rispose Angela al suo futuro sposo, che le sorrideva.

I due ragazzi iniziarono a cenare e rimasero in silenzio per tutto il pasto. Quando ebbero finito, però, Angela disse: «Stavo pensando un cosa… potresti tornare a lavorare con i tuoi amici, solo finché l’emergenza non sarà terminata.»

«No, ormai mi sono congedato. Poi questa situazione potrebbe andare avanti ancora per molto tempo. Albert è ben lontano dal riportare la situazione sotto controllo. Avrebbe bisogno di un atto di forza per spaventare i nemici.»

Allora Angela, dopo aver ascoltato queste parole, prese la mano di Orfeo e gli disse: «Tu puoi aiutarlo. Sei il miglior soldato della città. Tutti sanno cosa sai fare e se ti schiererai dalla parte di Albert, nessuno oserà sfidarlo. Non puoi nasconderti mentre i tuoi amici hanno bisogno di te.», però il ragazzo interpretò male le parole della sua amata e tirò indietro la mano.

«Nascondermi? Credi che io mi sia congedato per paura? L’ho fatto per te, perché era quello che volevi. Stavi per andartene, perché dicevi di non poter tollerare il mio lavoro e quello che c’era intorno. Io ho rinunciato a tutto per te e tu credi che mi stia nascondendo? Forse sarebbe stato meglio se ti avessi lasciata andare!» e dopo aver parlato, Orfeo prese la sua giacca, si alzò in piedi ed uscì dalla porta, mentre Angela continuava a chiamarlo dicendo che era dispiaciuta per ciò che aveva detto.

Orfeo uscì dalla sua proprietà ed iniziò a camminare senza una meta, sotto il cielo stellato di Raliteb. Era furioso e continuava a pensare: “Mi sono sacrificato tanto per lei, eppure non le interessa. Non desidero altro che renderla felice, ma non lo apprezza. Forse ho sbagliato a farla restare qui; altrove sarebbe stata al sicuro ed avrebbe vissuto una vita felice.”

Dopo aver percorso molta strada, il ragazzo entrò nel solito bar e si fermò per bere qualcosa. Si avvicinò al bancone ed ordinò una birra.

«Problemi con Angela?» chiese il barista, che conosceva bene il ragazzo.

«Abbiamo litigato.» disse Orfeo mentre scuoteva la testa.

«Ricordo ancora il nostro primo caffè insieme, era proprio in questo bar, lo stesso posto in cui l’ho conosciuta. Lei vide che ero seduto al tavolo in fondo al locale e venne a parlarmi. Mi disse: “Non ti ho ancora ringraziato per avermi difesa, l’altra sera. Posso sdebitarmi, offrendoti qualcosa da bere?” ed io le feci cenno con la testa, affinché si sedesse. Nemmeno iniziammo a parlare, che il governatore mi chiamò, allora dovetti alzarmi e correre in municipio. Vidi dal suo volto che ci era rimasta male, perciò le dissi: “Quando finirò di lavorare, verrò a cercarti io.” e poi uscì dal locale.»

Mentre beveva, Orfeo sentiva il suo telefono squillare in continuazione. Angela stava provando a chiamarlo.

La ragazza si sentiva terribilmente in colpa per quello che aveva detto.

“Non volevo offenderlo. Volevo solo convincerlo ad aiutare i suoi amici. Lo so che ha lasciato tutto per me. Ma come ha potuto dire quelle cose?” e mentre si ripeteva queste parole, Angela piangeva.

Ormai era notte fonda ed Orfeo era appena uscito dal bar per tornare a casa. Stava iniziando a piovere ed il ragazzo non aveva un ombrello: fino a quel momento c’era stato un cielo sereno e stellato.

Adesso Orfeo si era calmato: “Sono stato uno stupido a dirle quelle cose. Voglio scusarmi subito e spero che lei mi perdoni.”

Il ragazzo provò a telefonare alla sua futura sposa, ma lei non rispondeva, allora le lasciò un messaggio in segreteria: «Angela, volevo chiederti scusa per prima. Non pensavo davvero quello che ho detto. È solo che mi sto impegnando veramente per essere l’uomo perfetto per te, ma non ci sto riuscendo. Se ti avessi lasciata andare, non so cosa avrei fatto. Ti amo, Angela, e lo farò fino alla fine!»

Orfeo decise di affrettarsi a rientrare, perché era impaziente di parlare con la sua amata. Ormai non desiderava altro che scusarsi per quello che aveva detto.

Mentre percorreva la strada verso casa il ragazzo notò che c’era molta gente per strada, allora si insospettì e chiese ad un passante: «Cosa è successo?»

E quell’uomo rispose: «Pare che alcuni uomini abbiano saccheggiato le case dei residenti, però fortunatamente non ci sono state vittime.»

Orfeo allora corse verso casa sua per assicurarsi che la sua Angela stesse bene.

Quando giunse all’ingresso della proprietà si accorse che c’erano molte auto della polizia e dei pompieri. Il ragazzo tentò di entrare, ma venne bloccato da alcuni agenti.

«Non può entrare signore, il piano superiore è in fiamme e potrebbe essere pericoloso.»

Allora Orfeo spinse via quell’uomo e disse: «La mia ragazza potrebbe essere ancora là dentro!» e corse verso l’entrata, ma sette agenti lo bloccarono.

Il ragazzo urlò: «Lasciatemi andare!» e poi reagì ed iniziò a colpire i poliziotti, ma uno di loro estrasse il manganello e lo colpì alla gamba, facendolo cadere. Così, quando cadde, uno degli agenti gli disse: «Non può entrare, sono incorso delle indagini! Quella è una scena del crimine!», allora il giovane chiese: «Quale crimine?», poi si voltò verso la casa ed urlò con tutta la voce che aveva: «Angela!».

I poliziotti erano riusciti ad immobilizzarlo, quando Orfeo vide la porta di casa sua che si aprì e da lì vide uscire una ragazza bionda con una mascherina. Il ragazzo iniziò a sorridere e si alzò in piedi, per correre incontro alla sua amata. Però si accorse che quella persona era un pompiere e non Angela.

I poliziotti stavano per ammanettare Orfeo, ma sentirono: «Lavoro per il governatore e vi ordino di lasciare subito andare quell’uomo!», allora tutti gli agenti lasciarono andare il ragazzo.

Orfeo si voltò e vide che c’era Tom in divisa. Corse dentro la casa, mentre il suo amico gli chiedeva di fermarsi.

Il ragazzo entrò e vide che al piano inferiore non c’era nessuno, così corse sulle scale, diventate nere a causa dell’incendio.

Orfeo corse fino alla porta della camera da letto e mentre stava per aprirla sentì dire da Tom: «Non farlo! Non entrare in quella stanza.».

Il ragazzo si voltò verso il suo amico e con gli occhi pieni di lacrime e gli chiese: «Che è successo? Dov’è Angela?»

Tom guardò negli occhi il suo amico e pensò: “Lo conosco da tutta la vita, ma non l’avevo mai visto tremare in questo modo!”, poi abbassò lo sguardo ed esitò a rispondere alla domanda dell’amico.

Orfeo capì cosa significasse quell’esitazione, allora aprì la porta ed entrò. Il ragazzo vide che sul letto c’era il corpo carbonizzato di Angela e cadde in ginocchio.

Tom gli si avvicinò da dietro e gli mise una mano sulla spalla, ma rimase in silenzio perché non sapeva cosa poter dire per consolare il suo amico.

Dopo pochi istanti arrivò correndo anche Albert, che rimase bloccato sull’uscio della porta, dopo aver visto la scena.

Orfeo si alzò in piedi e si avvicinò al letto, così vide che la sua amata Angela aveva ancora al collo le sue piastrine, che lui stesso le aveva regalato. Il ragazzo provò a prendere quelle piastrine e notò che erano fredde, allora capì che qualcuno le aveva messe dopo aver bruciato quel corpo e la speranza illuminò i suoi occhi.

Orfeo corse giù per le scale e scese nel seminterrato, perché aveva sempre detto ad Angela di nascondersi lì in caso di pericolo, per via della porta blindata.

Il ragazzo vide che la porta era chiusa, digitò il codice di sicurezza per aprirla e mentre lo faceva aveva un’espressione di felicità dipinta sul volto.

Appena la porta si aprì, Orfeo vide la sua amata Angela, morta. Qualcuno le aveva legato le mani e le aveva sparato.

Subito scesero anche Tom ed Albert, che speravano di assistere ad una scena diversa, ma dovettero assistere al loro amico che stringeva piangendo il corpo della donna da lui amata.

Albert si avvicinò al suo amico e gli disse: «Ti giuro che troveremo chi è stato!» ed anche Tom, che era rimasto sull’uscio della porta, gli disse: «Io ed i miei uomini non avremo pace finché non avremo trovato il colpevole!»

Orfeo rispose agli amici, senza distogliere lo sguardo dal corpo di Angela: «I vostri soldati dovevano essere di guardia alla casa, quando me ne sono andato c’erano ancora. Scommetto che quello bruciato è uno dei vostri. Sarò io stesso a trovare quelli che hanno… E quando li troverò, mi pregheranno di ucciderli.» e mentre parlava, nella sua mano destra stringeva le piastrine, che aveva regalato ad Angela pochi mesi prima… Quando sembrava potesse esserci il lieto fine.

L’ultima missione – capitolo IV: una notte di follia

“Quell’uomo innocente ha pagato per un crimine che non aveva commesso. È passato già un mese da quando Albert è diventato governatore ed ha fatto uccidere più di un civile. Tre rappresentanti sono stati assassinati in circostanze misteriose. Albert si sta lasciando corrompere dal potere ed io devo provare a fermarlo.”, pensò Orfeo mentre si dirigeva al municipio.

Il ragazzo raggiunse l’ufficio del governatore e chiese di essere ricevuto, così dopo pochi minuti il suo amico Albert aprì la porta e lo fece entrare.

Orfeo era titubante, però entrò ugualmente in quell’ufficio.

«Entra pure.» disse Albert, che aveva notato dal passo poco convinto di Orfeo, il suo timore.

«Sono venuto qui per parlarti!»

«Se vuoi farmi la predica e dirmi che ho sbagliato a far giustiziare quell’uomo innocente, fai pure.»

Orfeo si accomodò su una sedia messa dinanzi alla scrivania e rispose al suo amico: «Non mi interessa farti la morale, perché conosco bene il modo in cui si fa politica qui. Poi sono sicuro che sai anche tu di aver commesso un errore, perché ti conosco. Voglio solo farti riflettere sull’impegno che hai preso. Non devi per forza comportarti come ti dice Marcus, sei tu il governatore. Tu hai il potere in mano adesso!»

«Marcus lavora per me, non lavoro io per lui.» rispose con tono contrariato Albert.

«Fai le scelte giuste e fai attenzione a chi scegli come alleato. Marcus ti userà e quando non gli servirai più ti farà eliminare… Come ha fatto con il generale Antonio. È andata così vero?»

Dopo aver pronunciato quelle ultime parole, il ragazzo si alzò e si avviò verso l’uscita, ma venne fermato dal suo amico che gli disse: «Orfeo, mi dispiace per quello che ti ho detto l’altro giorno. Vuoi ancora che ti faccia da testimone?»

«Certo, Albert. Tu metti la carriera al primo posto, perciò la mia scelta ti sembra incomprensibile, come a me la tua. Ma tra amici bisogna dirsi le cose con sincerità.»

Il governatore rimase sorpreso dalle parole del suo caro amico, allora gli disse: «Gli uomini di Marcus mi hanno riferito un’informazione top-secret: Yanker, il rappresentante del quartiere Scorpion, vuole vendicare la morte del suo amico ed ha intenzione di organizzare una rivolta, quindi fai attenzione!»

Orfeo fece un cenno con la testa all’amico, per ringraziarlo, e poi uscì dall’ufficio, lasciò il municipio e tornò a casa.

“Forse ho esagerato un po’. Albert è ancora la stessa persona. Lui può farcela a non lasciarsi corrompere dal potere! Ho combattuto molte missioni con lui e Tom e ci siamo sempre guardati le spalle a vicenda, per questo siamo ancora vivi. Se dovessi affidare la vita di Angela a qualcuno la affiderei a loro.”, stava pensando Orfeo mentre si dirigeva verso casa.

Orfeo aprì il cancello della sua proprietà ed entrò. Il ragazzo vide che la porta era aperta, allora camminando lentamente varcò l’uscio. Il ragazzo non sentiva alcun rumore, quindi continuò a camminare, finché raggiunse la sua scrivania e prese la pistola da un cassetto. Dopo aver impugnato l’arma, iniziò a chiamare Angela, mentre perlustrava l’abitazione.

“Cosa è successo? Dov’è Angela?” si domandava.

Orfeo salì le scale ed iniziò a controllare il piano superiore.

Il ragazzo camminava senza fare rumore ed il cuore gli batteva forte, perché era preoccupato.

Orfeo gridò con voce preoccupata: «Angela!», ma nessuno gli rispose.

Dopo aver perlustrato il piano superiore della casa scese nel seminterrato, ma anche qui non c’era nessuno.

Il ragazzo uscì correndo dall’abitazione ed andò a controllare l’orto che si trovava sul retro, qui vide Angela con il suo amico Tom e con la sua famiglia, allora sorrise e mise la sicura all’arma.

«Ciao Orfeo, Tom e la sua famiglia sono passati a trovarci e li stavo mostrando la proprietà.»

Tom fece un cenno con la testa al suo amico, per fargli capire che doveva parlargli in privato, allora quando le ragazze tornarono in casa con il bambino, si avvicinò e gli chiese: «Hai parlato con Albert?»

«Si, mi ha parlato dei piani di Yanker.»

«Sinceramente, Orfeo, io dubito che quel politico voglia davvero vendicare un commesso, nonostante fosse un suo amico. Io credo che Marcus voglia usare la scusa di un attacco per convincere Albert ad eliminare l’ultimo rappresentante dei quartieri, che sono gli unici a poter contrastare una decisione del governatore. Non mi fido di quel generale!»

«Nemmeno io mi fido di lui, Tom. Però dobbiamo fidarci di Albert. Credo che lui sappia quello che sta facendo.»

Il capo della sicurezza nel municipio mise una mano sulla spalla del suo amico e predecessore e gli disse: «Spero che tu abbia ragione. Comunque, ho messo due dei miei uomini a sorvegliare casa tua, perché non mi fido degli uomini di Marcus!»

Orfeo lo ringraziò e poi lo invitò ad entrare in casa.

Intanto nel municipio era arrivato il generale Marcus, che voleva parlare urgentemente con Albert.

«Ho sentito che il tuo amico Orfeo è stato qui. Ha deciso di tornare in servizio?»

«Non ancora, ma presto lo farà. È nato per essere un soldato e nessuno può lottare in eterno con sé stesso; quando capirà di aver fatto la scelta sbagliata, tornerà da noi.»

Albert si alzò dalla sua poltrona e si diresse verso la porta del suo ufficio, per andarsene, ma il generale gli afferrò un braccio.

«Non abbiamo ancora finito di parlare. Il tuo amico Tom ha messo due uomini a sorvegliare la casa di Orfeo, mentre quello è compito dei miei uomini. Devi dire ai tuoi amici di fare attenzione a chi si mettono contro!»

Ma Albert non gradì affatto le minacce del generale e gli disse a muso duro: «Non permetterti più di toccarmi. Ho autorizzato io la decisone di Tom, perché noi tre ci guardiamo le spalle a vicenda. Tu prova anche solo ad avvicinarti ad uno dei miei amici e ti uccido con le mie mani, generale.» e dopo aver detto queste parole, il governatore uscì dal suo ufficio e lasciò Marcus solo e spaventato.

“Orfeo ha ragione, Marcus vuole usarmi. Ma se crede che io mi lascerò manovrare da lui, si sbaglia. Sono io il governatore, mentre lui è un generale e come tale deve eseguire i miei ordini!”, si ripeteva Albert mentre camminava.

Dopo il tramonto, il governatore ritornò nel suo ufficio e vide che il generale Marcus era andato via. Lui notò che neanche Tom era al suo posto e la sua segretaria Melissa non era seduta alla scrivania. Comunque, Albert si accomodò sulla sua poltrona.

“Ho attraversato tutto il municipio e non ho visto nessun funzionario. Le mie guardie sono tutte in strada, per via dell’allarme terrorismo; ma gli altri che lavorano qui dove sono andati?” si stava domandando il governatore.

Improvvisamente Albert sentì un rumore di vetri infranti, allora estrasse la sua pistola ed andò a vedere cosa stasse accadendo. La porta del suo ufficio era blindata e poteva essere aperta solo dall’interno, perciò sapeva di non correre alcun pericolo.

Il governatore capì che quel rumore proveniva dal piano inferiore, dove si trovava lo spogliatoio delle guardie e l’armeria. Allora il ragazzo accese il monitor, per controllare le telecamere, e vide che fuori al suo ufficio c’erano due uomini armati, che tenevano in ostaggio Melissa.

Uno di loro bussò alla porta e gridò: «Governatore, apri subito se ci tieni a questa donna!»

Albert tentò di chiamare i rinforzi, ma si accorse che il telefono era fuori uso, allora pensò: “Non posso fare niente per salvare Melissa. La mia vita è più importante della sua, quindi non posso sacrificarmi per lei.”, poi però il governatore vide il riflesso nello specchio che aveva alla sua sinistra e capì di essere cambiato.

“Come mi sono ridotto, indosso sempre un completo grigio e non combatto più. I capelli in perfetto ordine, la barba tagliata. Sono diventato uno degli uomini che ho sempre odiato. Prima indossavo sempre l’uniforme militare, ero libero e non avevo paura di combattere!”. Quindi Albert si tolse la giacca e la cravatta, si piegò le maniche della camicia e decise di comportarsi da eroe.

«Lasciate andare quella donna e vi faccio entrare!»

«La lasceremo andare quando la porta sarà aperta. Conto fino a tre, poi le sparo!», così quell’uomo iniziò il conteggio.

Il governatore subito aprì la porta, impugnando l’arma e riparandosi dietro la scrivania.

Quando la porta si aprì, l’uomo che teneva in ostaggio la segretaria la spinse contro la sua sedia e la fece cadere, poi sollevò il suo fucile ed entrò nell’ufficio.

Appena i due incursori spalancarono la porta, Albert li sparò, ferendo uno di loro ad un braccio e facendo partire una sparatoria. Il governatore, però, aveva solo un caricatore, mentre i suoi aggressori erano equipaggiati con dei fucili d’assalto ed avevano molte munizioni.

Albert si accorse di essere rimasto con un solo colpo, perciò smise di sparare.

Uno dei due uomini, quello che era stato ferito, disse: «Sei rimasto senza munizioni, vero? Alzati in piedi e non ti spareremo!»

Albert si alzò in piedi con la pistola in mano e guardò negli occhi i due aggressori. Uno di loro abbassò il fucile e si avvicinò al governatore per legargli le mani, mentre l’altro rimase lontano.

Il ragazzo continuò a guardare negli occhi l’uomo che lo teneva sotto tiro ed appena notò che distolse lo sguardo, sollevò la mano con cui teneva la pistola e gli sparò in testa. Subito l’altro aggressore lo colpì con il calcio del fucile, ferendolo al volto.

Il governatore cadde a terra e pensava di essere spacciato, ma improvvisamente sentì il rumore dell’ascensore che si apriva e poi vide il suo assalitore trafitto da un proiettile, allora si alzò in piedi e vide Marcus con cinque dei suoi uomini, armati pesantemente.

Uno dei soldati si avvicinò ad Albert e lo aiutò a rimettersi in piedi, gli altri quattro, invece, iniziarono a perlustrare l’edificio per assicurarsi che non ci fossero altri nemici.

Il generale si avvicinò al governatore e gli disse: «Non preoccuparti, ora ci pensiamo noi.», poi si rivolse al suo soldato e gli ordinò: «Portalo all’ospedale!».

Albert indicò a Marcus la sua segretaria che si era nascosta dietro la sua postazione, poi perse conoscenza.

Dopo qualche ora, il governatore si svegliò in ospedale e vide il generale in piedi davanti al suo letto.

«Quei due uomini sono riusciti ad entrare da una via d’accesso segreta, non so come abbiano fatto. Hanno ucciso sei funzionari pubblici, hanno rubato le armi dei tuoi uomini, che erano all’esterno dell’edificio.»

Albert ascoltò le parole del suo alleato e si passò una mano davanti agli occhi, poi chiese: «Chi è il mandante?»

«Non lo sappiamo con certezza, ma riteniamo sia stato Yanker ad inviarli. Quei due uomini erano due abitanti del suo quartiere. Fortunatamente, non si trattava di soldati addestrati, altrimenti ti avrebbero ucciso. Ora riposati.»

Dopo aver finito di parlare, Marcus uscì dalla stanza e lasciò il governatore da solo, mentre si chiedeva: “Come hanno fatto ad entrare? Forse uno dei miei uomini è un traditore!”

Intanto Orfeo e Tom avevano saputo dell’accaduto e si erano precipitati all’ospedale. I due ragazzi raggiunsero la stanza dove era ricoverato il loro amico, ma le guardie di Marcus non li lasciavano entrare. Tom fece vedere il suo distintivo, ma neanche così riuscì a convincere quei soldati a spostarsi. I ragazzi rimasero in sala di attesa, pensando ad un modo per andare dal loro amico, finché non videro passare Marcus.

«Generale!» disse Orfeo per attirare la sua attenzione «I tuoi uomini non ci lasciano entrare, di loro di spostarsi.»

Allora Marcus si avvicinò ai ragazzi e disse: «Non posso farlo, è stato il governatore ad ordinare ai miei soldati di non lasciare entrare nessuno, nemmeno voi. Domani tornerà al lavoro ed inizierà un’indagine interna.»

Con queste parole, il generale sorprese i due ragazzi.

«Non si fida di noi?», chiese Tom con tono sorpreso.

«Credo che Marcus voglia mettercelo contro. Vorrà fargli credere che non può fidarsi di nessuno, così potrà manipolarlo.»

Dopo questo breve confronto, i due amici lasciarono l’ospedale. Tom tornò dalla sua famiglia, da sua moglie e da suo figlio, mentre Orfeo tornò a casa.

Quando il ragazzo aprì la porta, trovò Angela ad aspettarlo, che subito gli chiese con tono preoccupato: «Come sta Albert?».

«Non lo so, non ci hanno lasciato entrare nella sua stanza. Domani mattina passerò dal municipio per capire cosa è successo.»

La ragazza si avvicinò al suo futuro sposo e gli disse per consolarlo: «Vedrai che non è successo niente di grave.» e poi l’abbracciò.

Questo momento, però, venne interrotto dal rumore di un’esplosione.

Orfeo corse fuori a controllare cosa stesse succedendo, mentre Angela rimase sull’uscio della porta.

Il ragazzo vide che poco lontano dalla sua abitazione c’era una macchina in fiamme, allora guardò fuori dal suo cancello e vide che gli uomini che Tom gli aveva affidato per proteggerlo erano ancora lì, perciò tornò in casa.

Orfeo raggiunse la sua ragazza nel salone per tranquillizzarla.

«I terroristi stanno incominciando a colpire la città, se Albert non riprende subito il controllo della situazione, potrebbe scoppiare una guerra civile.»

«Orfeo, il tuo amico ha bisogno di te! Riprenditi le tue piastrine e torna a fare il tuo lavoro, solo per poco tempo.» e dopo aver parlato la ragazza prese le piastrine che portava sempre appese al collo e le porse al suo futuro sposo.

«Angela, se dovessi tornare non potrei più tirarmi fuori, perché non mi lascerebbero andare via! Albert e Tom sono bravi nel loro lavoro, se la caveranno bene anche senza di me. Ti ho fatto una promessa ed intendo mantenerla.» disse Orfeo, che senza prendere le piastrine andò al piano di sopra.

Angela rimase sola al centro della stanza e pensò: “Forse non avrei dovuto costringerlo a ritirarsi dal suo lavoro, perché lui ama combattere. È un guerriero ed ora che c’è una battaglia, non può non farne parte. Devo trovare il modo per convincerlo a tornare in servizio!”

Anche la ragazza raggiunse Orfeo al piano di sopra.

«Ricordi come ci siamo incontrati la prima volta?» disse la ragazza, dopo aver aperto la porta della stanza.

«Mi ricordo ogni singolo dettaglio. Sono passati già 5 anni da quel giorno… Come vola il tempo!»

«Era giugno, faceva molto caldo. Io ero seduta al bancone di un bar, ero appena arrivata in città. Tu ed i tuoi amici eravate seduti accanto a me, quando un tizio che aveva bevuto troppo, iniziò a darmi fastidio. Ti avvicinasti a me, afferrasti quell’uomo per un braccio e lo costringesti ad andarsene. Io ti ringraziai e tu, senza rispondermi, tornasti dai tuoi amici, che ti guardavano sorpresi.»

«La radio stava mandando in onda “Angel” degli Aerosmith, però ne avevo frainteso il significato. Credevo di doverti salvare, invece tu hai salvato me.»

E dopo aver sorriso, Angela accese lo stereo e fece partire la stessa canzone che avevano ascoltato quella sera.

L’origine della storia

Prima di te c’era solo dolore,
tristezza e oscurità:
adesso mentre parliamo d’amore
vedo l’eternità.

Sfiorare la tua morbida pelle,
respirare a fatica,
credendo insieme di essere stelle
splendenti a Roma antica.

Riflesso nei tuoi occhi è bello il mondo,
mai non mi abbandonare,
ti loderò con amore profondo
ed erigerò un altare.

Mi hai fatto tornare a respirare,
mi hai dato speranza,
mi hai mostrato il valore d’amare,
di questa dolce danza.

Sai che ho sempre problemi a fidarmi,
perciò non mi tradire,
perché se tu smettessi d’amarmi
io proverei a morire.

L’ultima missione – capitolo III: conseguenze

«La morte di Valerio ha sconvolto tutti noi. Purtroppo, non possiamo sapere il perché abbia deciso di farla finita, però proseguiremo sulla strada intrapresa da lui e così onoreremo la sua memoria.»

Marcus pronunciò queste parole davanti alle telecamere dei giornalisti che aveva convocato nell’ufficio del governatore, dopo averlo fatto ripulire.

«L’uomo alla mia destra è il successore che lo stesso Valerio aveva scelto per guidare la città dopo la sua morte. Ora lascio a lui la parola.»

Allora Marcus si alzò dalla poltrona e fece accomodare Albert, che per un attimo lo guardò sorpreso.

«Miei cari concittadini, il precedente governatore ha tracciato la strada verso la ripresa della città. Seguendo ciò che ci ha insegnato Valerio, noi manterremo l’ordine su quest’isola meravigliosa. I nostri figli avranno un futuro migliore grazie al lavoro che svolgeremo oggi! Molti di voi credono che non riusciremo a mantenere il controllo di Raliteb, credono che ci piegheremo ai terroristi che pensano di poter sfruttare questo momento per sovvertire l’ordine sociale. Noi difenderemo tutto quello che Valerio ha costruito in tanti anni di lavoro! La sicurezza in ogni strada verrà raddoppiata. Non abbiate paura, la città è sicura!»

Dopo aver terminato il suo discorso di presentazione, il nuovo governatore fece uscire tutti i giornalisti dal suo ufficio e rimase solo con Marcus.

«Perché hai mentito? L’erede che Valerio aveva scelto e che il senato aveva approvato è Orfeo, tutti qui dentro lo sanno! I miei collaboratori adesso ci riterranno dei bugiardi. Se il popolo non si fida di me non mi darà ascolto!»

Il generale mise una mano sulla spalla del suo alleato e gli rispose: «Stai tranquillo, i miei uomini seguiranno ognuno dei tuoi collaboratori e se qualcuno dovesse provare a fare uscire questa diceria… lo convinceremo a tacere. I senatori ormai si trovano sul fondo dell’oceano, non parleranno con nessuno.»

Marcus guardò fuori dalla finestra e continuò: «Sei stato molto bravo. Hai dato un nemico al popolo e finché loro avranno paura ti seguiranno. Però adesso non dobbiamo fermarci, perché è il momento di passare dalle parole ai fatti!»

Albert si accomodò sulla sua nuova poltrona e chiese al generale: «Cosa dobbiamo fare?»

«Dobbiamo far crescere la paura nei cittadini, dobbiamo far credere loro che i terroristi di cui hai parlato sono davvero pericolosi…». Marcus si fermò qualche secondo prima di continuare, «Pensa cosa accadrebbe se i nostri nemici eliminassero un’importante membro della comunità, come il generale Antonio… Si spargerebbe il caos e chiunque riuscisse a portare al popolo la testa dei terroristi diventerebbe un eroe!»

Albert rimase molto sorpreso dalle parole del suo alleato e pensò: “Non voglio far uccidere un’innocente, però è necessario per consolidare la mia leadership. Il suo piano è molto pericoloso ma potrebbe funzionare.”

Il nuovo governatore dette il suo consenso al piano di Marcus, allora il generale inviò immediatamente due dei suoi uomini a casa di Antonio. I soldati aspettarono che il loro obbiettivo scendesse le scale, attesero pazientemente che fosse in mezzo alla strada e poi gli spararono con dei fucili, uccidendolo nel centro di una piazza molto affollata. La notizia fece subito il giro della città e si sparse il panico.

Dopo aver guardato il discorso del suo amico in televisione, Orfeo capì il piano del generale e corse subito da Angela che stava cucinando.

«Devi lasciare la città! Ora che Valerio è morto si spargerà il caos e presto inizierà la guerra. Albert è una brava persona, ma è solo una marionetta nelle mani di chi lo ha messo al potere. Io so troppe cose e potrei essere pericoloso, quindi presto verranno a cercarmi!»

Angela posò il coltello sul lavandino e rispose: «Non andrò da nessuna parte. Qualunque problema incontreremo lo affronteremo insieme. Ormai sei fuori da quel mondo nessuno verrà a cercarti. Poi Albert potrebbe avere bisogno di te… Con la tua esperienza potresti aiutarlo a cambiare le cose.»

Dopo aver ascoltato le parole della sua futura sposa, Orfeo pensò: “Forse sono troppo paranoico. Albert è un uomo di sani principi. Quel generale deve aver mentito per far guadagnare consensi al nuovo governatore.”

Dopo aver cenato i ragazzi andarono a dormire.

Mentre era steso Orfeo rifletteva sulla situazione dell’isola.

“Scommetto che sono stati Albert e Marcus a mandare quei sicari dal generale Antonio. Vogliono spargere il panico in città. Adesso faranno partire una caccia alle streghe e poi daranno qualche civile in pasto al popolo. In passato le guerre hanno fatto troppe vittime e quello che sta facendo Albert è ciò che serve per mantenere la pace.”

Poi il ragazzo guardò Angela che dormiva e pensò mentre le accarezzava i lunghi capelli dorati: “Proveranno a farmi partecipare al loro piano, ma ormai io ho lasciato quel mondo. Farò tutto il possibile per mantenere Angela al sicuro, senza deluderla. Lei crede che Albert potrà cambiare le cose e potrà rendere sicura la città. Spero che abbia ragione!”

Quando vide i primi raggi del Sole entrare dalla finestra della camera da letto Orfeo si alzò e scese nel suo orto, per iniziare a coltivarlo.

Mentre iniziava i lavori, il ragazzo vide due persone nella macchina parcheggiata davanti al cancello della sua casa, allora raccolse un rastrello e si avvicinò per controllare. Mentre stava per uscire dalla sua proprietà Orfeo vide Albert che si avvicinava.

«Sono uomini tuoi quelli nella macchina?» chiese il padrone di casa.

«Si. Delle fonti del generale Marcus dicono che potresti essere in pericolo, perciò abbiamo mandato una scorta a proteggere te ed Angela.»

«Posso proteggere Angela anche senza il vostro aiuto!» rispose Orfeo con tono diffidente.

I due amici si guardarono negli occhi senza parlare, finché Albert disse: «So quello che pensi, perché ti conosco molto bene. Ti garantisco che quei soldati sono qui per proteggervi e non per spiarvi!». Il governatore lesse negli occhi del suo amico la sua diffidenza ed aggiunse: «Orfeo, ci conosciamo da quando eravamo bambini. Sai che non complotterei mai contro di te!».

Dopo aver ascoltato le parole del suo amico, Orfeo cambiò espressione e rispose: «Mi fido di te. Ti ringrazio per la tua preoccupazione.»

Il ragazzo invitò il governatore ad entrare in casa.

I due amici si sedettero ad un tavolo ed iniziarono a parlare.

«Ho deciso di affidare a Tom il ruolo di capo della sicurezza, ma vorrei comunque averti dalla mia parte. Hai mai pensato ad un ruolo da consigliere? Con la tua esperienza e la tua preparazione potresti essere molto utile: potresti addestrare le reclute.»

Ma Orfeo rispose: «Ormai sono in pensione, Albert. Voglio dedicarmi solo alla mia famiglia, che è Angela.»

Il governatore, però, non voleva arrendersi.

«Un tempo eri un grande soldato, non avevi paura di niente e non ti facevi scrupoli. Eri il soldato perfetto. Poi ti sei fatto addomesticare da questa ragazza!»

Orfeo rispose infastidito: «Quei giorni sono finiti, ho cambiato vita.»

«Tu credi di poter cambiare, fratello? No, non puoi farlo. Sei un militare, sei nato per uccidere i tuoi nemici. Ora magari ti sembra di aver fatto la scelta giusta, ma presto ti stancherai di fare il contadino e vorrai tornare ad essere te stesso!»

Orfeo si alzò in piedi ed iniziò a preparare la caffettiera.

«Non riesci proprio ad accettarlo? È da quando ti ho detto che mi sarei ritirato che ti comporti così. Dici che non posso cambiare, che sono un soldato e lo sarò per sempre, ma non ti sei accorto di essere già cambiato anche tu! Ora giri in giacca e cravatta, come un politico. Ti stai vendendo al potere!»

Dopo aver ascoltato queste parole, Albert si alzò in piedi e rispose duramente all’amico: «Guardati, Orfeo, ora le fai anche da cameriere? Prima eri un vero uomo e ti godevi la vita. Ora ti sei ridotto a parlare del vero amore, a fare discorsi sulla famiglia e sul matrimonio. Stai diventando patetico! Eri un combattente, avevi gli occhi della tigre, mentre ora sei soltanto il cagnolino di Angela.»

Orfeo non accettò le parole del governatore e si avvicinò a lui. I due ragazzi si misero faccia a faccia, finché Albert si sistemò la cravatta, gli dette le spalle e se ne andò.

Dopo aver visto uscire il suo amico, il ragazzo torno a preparare il caffè.

Ormai si erano fatte le otto del mattino. Così, quando la colazione fu pronta, Orfeo la portò alla sua fidanzata.

Intanto Albert era tornato nel municipio ed era molto nervoso.

Subito dopo essere entrato nel suo ufficio, il governatore si tolse la giacca e la lanciò sulla sedia, poi fece lo stesso con la cravatta, attirando l’attenzione del generale Marcus.

«Cosa è successo?» chiese il generale al suo alleato.

«Orfeo dice che mi sono venduto al potere! Come osa parlarmi in questo modo? È fortunato ad essere un mio amico.»

«Se quel ragazzo ti manca di rispetto è perché crede di essere migliore di te. È sempre stato lui il caposquadra, il soldato preferito da Valerio. Secondo me dovresti farlo scendere dal piedistallo.»

Albert rimase in silenzio a pensare per qualche istante e poi rispose al generale: «Non ho intenzione di punirlo. Siamo amici da molto tempo!»

«Devi imparare ancora molte cose, ragazzo. Un uomo con il tuo incarico non ha amici, ma solo alleati e nemici. Se una persona ti è utile devi usarla, ma quelli che ti remano contro devono essere eliminati. Come credi che Valerio abbia mantenuto il suo incarico tanto a lungo? Sai quanti innocenti vi ha fatto eliminare solo perché erano suoi oppositori?»

Albert ci pensò un attimo, poi disse con tono deciso al suo alleato: «Orfeo è un mio amico e con il tempo tornerà a lavorare con noi, dobbiamo solo aspettare!», poi uscì dal suo ufficio e lasciò il municipio.

“Marcus vorrebbe convincermi ad uccidere Orfeo, ma non lo farò mai. Io, lui e Tom abbiamo giurato che saremmo stati amici per sempre e così sarà!” pensava Albert mentre camminava da solo.

Il governatore raggiunse la casa del suo amico Tom, che lo fece entrare.

Albert ed il suo amico si accomodarono sul divano ed iniziarono a discutere su quello che era accaduto poche ore prima.

«Orfeo mi ha raccontato quello che è successo, dice che è dispiaciuto per le parole che ti ha detto. Credo che dovreste incontrarvi per chiarire.» disse Tom.

«Appena avrò tempo tornerò a trovarlo. Ora però sono qui per lavoro. Vieni con me.»

Albert condusse il suo amico nel quartiere Scorpion, per svolgere un’importante missione.

Il governatore condusse Tom in un piccolo negozio di alimentari e gli sussurrò: «Gli uomini di Marcus, hanno scoperto che gli assassini del generale Antonio lavorano qui. Non c’è tempo per aspettare i rinforzi, estrai la tua pistola ed entriamo.»

Tom seguì il suo amico senza esitare.

Appena entrarono nel negozio, videro che c’erano due uomini a lavorare, allora Albert disse: «Io mi occupo di quello che sta alla cassa, tu pensa a quello che sta sistemando le scatole sullo scaffale. Gli voglio vivi!»

I due amici si diressero verso gli obbiettivi, fingendo di essere normali clienti.

Tom si avvicinò lentamente al commesso ed appena gli fu abbastanza vicino gli puntò la pistola alla testa e lo ammanettò, poi gli disse: «Ti dichiaro in arresto per l’omicidio del generale Antonio!»

Albert, invece, si avvicinò all’uomo che lavorava alla cassa e senza nemmeno farlo parlare gli sparò due colpi nel petto.

Subito Tom corse verso l’amico e lo vide con la pistola in mano, mentre il cassiere giaceva a terra privo di vita. Il soldato non fece domande.

Albert disse: «Bene, sei riuscito a prenderlo. Aspettiamo che arrivino le auto della polizia e poi portiamolo con noi al municipio.»

Mentre aspettava, il governatore pensava fissando il suo amico: “Ha dimostrato la sua lealtà. Mi ha seguito in questa missione senza fare domande.”

Quando giunsero i rinforzi, Tom fece salire il prigioniero sull’auto ed insieme ad Albert lo portò nel municipio.

Per tutto il tragitto, quell’uomo aveva detto: «Sono innocente! Non centro nulla con quell’omicidio!», senza essere creduto da nessuno.

Il governatore fece portare il prigioniero ammanettato nel suo ufficio da Tom, a cui dette ordine andare a prendere personalmente il generale Marcus.

Albert e quell’uomo rimasero soli nell’ufficio all’ultimo piano.

Il governatore si accomodò sulla sua poltrona, mentre il presunto assassino di Antonio era in ginocchio davanti alla sua scrivania.

Quell’uomo disse piangendo: «Io sono innocente. Lasciami andare, ho moglie e figli. Il mio nome è Daniele e sono un nativo dell’isola. Ti prego, devi credermi.»

Albert chiamò la segretaria e gli chiese di portargli il pranzo, poi rispose a Daniele: «Lo so che sei innocente, ma per consolidare il mio ruolo devo portare l’assassino di quel vecchio generale al popolo. Sei stato scelto a causa della tua amicizia con Yanker. I miei uomini dicono che predicavi di voler lui come leader dell’isola. Eri nella lista nera del precedente governatore, quindi saresti morto comunque. Almeno così verrai ricordato.»

Il governatore si interruppe quando vide entrare Melissa con il pranzo e quando la donna uscì dall’ufficio iniziò a mangiare, mentre il prigioniero lo fissava spaventato.

Albert disse a quell’uomo: «Ormai è mezzogiorno, devi essere affamato. Vuoi qualcosa?»

Ma Daniele rispose singhiozzando: «Hai ucciso mio fratello, vuoi rendere orfani i miei figli e vedova mia moglie, che razza di mostro sei?»

Il governatore si fermò un secondo a riflettere, poi rispose con tono deciso: «Sono un politico, faccio quello che serve. Tu hai ucciso tuo fratello e tu stai per rendere orfani i tuoi figli e vedova tua moglie, perché ti sei alleato alle persone sbagliate. È una questione di scelte e conseguenze. Quello che sta per capitarti è solo la conseguenza del tuo errore.»

Mentre parlava Albert sentì qualcuno che bussava, allora aprì la porta a distanza con un telecomando e vide il generale Marcus.

Il generale camminò e raggiunse la scrivania, dove vide un uomo inginocchiato che piangeva e lo pregava di aiutarlo, allora chiese al suo alleato: «Cosa stai facendo? Il tuo uomo mi ha detto che hai preso gli assassini di Antonio, ma che uno è morto.»

«Quell’uomo nel negozio mi ha minacciato con una pistola, mentre questo commesso è un vecchio amico di Yanker. Porteremo questo terrorista al popolo e spargeremo la voce della sua amicizia con quel politico; di conseguenza le persone inizieranno a credere che anche il rappresentante del quartiere Scorpion sia coinvolto nell’omicidio.»

Dopo aver ascoltato il piano del suo alleato, Marcus sorrise e pensò: “Questo ragazzo è molto astuto, ho preso la decisione giusta!”

Albert finì il suo pranzo, si alzò dalla sedia ed imbavagliò il suo prigioniero, poi gli sussurrò guardandolo negli occhi: «Mi dispiace che sia successo a te, Daniele. Nessuno toccherà tua moglie o i tuoi figli, te lo prometto. Ma tu devi dichiararti colpevole!»

Il governatore chiamò le guardie e gli ordinò di condurre il prigioniero fino al tribunale, per processarlo davanti al popolo.

Marcus concesse ai giornalisti della città di assistere al processo con le telecamere accese, per mostrare al popolo che il nuovo regime aveva il controllo della situazione.

Tom condusse il prigioniero fino al banco degli imputati, senza diritto ad avere un avvocato. A fare da giudice c’era il nuovo governatore, mentre la giuria era composta dai comandanti dell’esercito.

Orfeo stava assistendo al processo in televisione, con Angela. Quando vide com’era la situazione, disse alla sua futura sposa: «Questo processo è inutile, hanno già deciso cosa fare di quel poveretto.»

«Che intendi?» chiese Angela con tono stupito.

«So come funzionano queste cose. Hanno preso una persona scomoda e l’hanno incastrata. L’hanno ricattato per impedirgli di dichiararsi innocente. Albert lo condannerà a morte, per far vedere di avere in mano la situazione, e la giuria non si opporrà a tutto questo. Tenteranno di ricondurre l’attentato a qualche avversario politico.»

Angela fissò il suo amato con uno sguardo sconvolto, perché non credeva che fosse questo il modo di fare politica nella sua città.

Al termine del processo, Albert pronunciò la sua sentenza: «in base alla sua confessione ed alle prove riscontrare dagli agenti del generale Marcus, condanno a morte quest’uomo per l’omicidio del generale Antonio. Lo impiccheremo in piazza come monito per tutti i nemici di questa meravigliosa città.» e dopo aver pronunciato queste parole il governatore lasciò il tribunale, mentre tutti coloro che erano accorsi lì lo ringraziavano per l’ottimo lavoro svolto.

L’ultima missione – capitolo II: rimpianti

Mentre camminava per strada, Orfeo vide un’ambulanza e qualche vettura della polizia sfrecciare a tutta velocità, ma non poteva sapere ciò che era accaduto. Perciò, non dette molta importanza a quello che aveva visto.

Il ragazzo tornò a casa e subito si avvicinò ad Angela.

«Sono stato al municipio ed ho consegnato le mie dimissioni al governatore. Ora vieni con me, perché c’è una sorpresa per te!», e dopo aver parlato Orfeo passò una benda alla sua ragazza.

Angela si coprì gli occhi, prese la mano del suo ragazzo e lo seguì.

I due giovani entrarono in macchina, allora Angela chiese: «Cosa vuoi farmi vedere?», ed Orfeo rispose ridendo: «Non essere impaziente come al solito. Ora non posso dirtelo, è una sorpresa.»

Quando arrivarono a destinazione Orfeo scese dalla macchina e poi andò ad aiutare la sua ragazza, che chiese: «Ora posso togliermi la benda?».

«Aspetta ancora un attimo.» rispose Orfeo, che poi prese la sua mano e la guidò ancora per qualche metro.

«Ecco. Ora puoi togliere la benda.» disse il ragazzo.

Angela tolse la benda e vide una villetta con un cancello aperto, poi guardò Orfeo e vide che aveva le chiavi in mano.

La ragazza guardò negli occhi il suo fidanzato e gli chiese: «Cosa significa questo?»

«Stamattina ho incontrato un imprenditore interessato alle fabbriche e gli ho detto che accetto la sua offerta. Con parte del ricavato ho comprato questa casa nel quartiere Gladio, quello degli aristocratici. Visto che tra qualche mese ci sposeremo, ho pensato che questo possa essere il punto da cui partire per iniziare la nostra nuova vita insieme.»

«Non immagini che bella sorpresa mi hai fatto. Questa casa è bellissima! Però quelle fabbriche sono appartenute alla tua famiglia per quasi dieci anni, ci eri molto affezionato. Stai facendo troppe rinunce e con il tempo queste cose ti peseranno.»

Angela si avvicinò e lo accarezzò sul viso, poi aggiunse: «Non devi dimostrarmi niente. Mi sono innamorata di te quando ti ho conosciuto ed eri un soldato. Ti ho chiesto di lasciare il tuo lavoro perché ti costringeva a compiere azioni malvagie, ma puoi sempre fare il militare. Con quello che hai ricavato dalle fabbriche apri una tua società investigativa, o qualcosa del genere, che possa renderti felice.»

Orfeo ci pensò un attimo, toccò le piastrine che la sua ragazza portava appese al collo e gli rispose: «Quella era la mia vecchia vita. Le fabbriche di armi, i combattimenti e le missioni appartengono al passato. Quello che mi rende felice e stare con te. Voglio darti tutto quello che meriti e questa casa è solo il primo passo. In passato sei stata tu a compiere delle rinunce per me: quando non dormivi perché io ero in missione, oppure quando passavi le giornate accanto al telefono, in attesa che io ti chiamassi e ti dicessi che stavo per tornare a casa. Non è così che deve essere il nostro futuro. Non posso permetterlo. Noi formeremo una famiglia e vivremo felici ed in pace, come abbiamo sempre sognato. Valerio mi ha fatto capire che l’amore è più importante del potere, che la famiglia è più importante del lavoro e grazie a lui siamo qui a parlare di questo. Ho chiuso con la guerra!»

Dopo aver terminato di ascoltare il discorso di Orfeo, Angela gli afferrò la mano e disse sorridendo: «Andiamo a vedere com’è questa casa!»

I due ragazzi entrarono nella proprietà.

«Vedrai che ci troveremo bene qui. Ci sono due piani ed uno scantinato. Sul retro c’è un orto da coltivare, dove lavorerò.»

Angela si fermò a guardarsi intorno e poi rispose: «Hai già pensato alla camera per i bambini?»

«Bambini?» chiese Orfeo sorpreso dalle parole ascoltate.

«Si, i nostri figli.» rispose Angela «Dopo che ci saremo sposati formeremo la nostra famiglia. Ormai mancano 6 mesi al matrimonio. Dobbiamo organizzare tutto in modo che sia perfetto! Voglio che partecipino anche le nostre famiglie, pagheremo noi il loro viaggio e li ospiteremo.»

Orfeo sorrise alla sua futura moglie e rimase ad ascoltare tutti i suoi progetti sul futuro.

Dopo aver visitato tutta la casa, i due ragazzi uscirono nel giardino.

Angela sentì suonare un telefono e vide che Orfeo rispose in modo scherzoso, ma subito vide che il suo ragazzo cambiò espressione, abbandonando il sorriso e passando ad un’aria molto cupa.

Orfeo disse: «Non ho capito bene, perché Tom parlava in modo strano. Adesso devo raggiungerlo al municipio.», poi si incamminò verso la macchina, lasciando la sua ragazza sola nel giardino.

Prima di salire in macchina, il ragazzo tornò dalla sua fidanzante ed aggiunse: «T-tu aspettami qui… Torno subito. Devo solo vedere che è successo.»

Angela rimase sola nel giardino e pensò: “Non l’avevo mai visto così preoccupato. Cosa sarà successo?”.

Orfeo raggiunse subito il municipio e vide che c’erano alcuni veicoli militari parcheggiati all’ingresso, poi vide anche un’ambulanza.

Tom riconobbe il suo amico in lontananza e corse da lui.

«È una tragedia. Il governatore è stato assassinato… O forse si è suicidato. Non ci stiamo capendo niente qui. L’edificio è presidiato dai militari!»

«Il governatore è morto? Non è possibile! Ci ho parlato qualche ora fa e stava bene!»

Poi il ragazzo fece un respiro profondo e chiese: «Come è morto?»

«L’hanno trovato seduto sulla sua sedia… Gli hanno sparato in testa.»

Mentre i due amici stavano parlando, Albert uscì dal municipio e raggiunse gli amici.

«Siamo nei guai ragazzi! I senatori hanno lasciato l’isola, perché temono che possa scoppiare una guerra per la successione. A quanto pare i leader dei quartieri sono pronti a tutto per prendere il posto del governatore Valerio!»

I tre amici entrarono nel municipio e salirono all’ultimo piano, dove videro molti soldati che esaminavano l’ufficio e la segretaria del governatore che stava piangendo.

Orfeo si avvicinò a quella donna e le chiese: «Cosa è successo qui, Melissa?»

La segretaria lo guardò e gli rispose: «Quando sono rientrata dalla pausa ho trovato una lettera sulla mia scrivania, scritta dal governatore per te. Ho bussato alla porta del suo ufficio ma non rispondeva, allora ho aperto per controllare… C’era sangue ovunque e lui era seduto sulla sua poltrona e non si muoveva.»

Orfeo andò a prendere la lettera scritta per lui sulla scrivania di Melissa e l’apri.

«C’è una cosa che non ti ho detto, Orfeo. Il giorno in cui mi chiamarono per offrimi la carica di governatore, io ero uscito con la ragazza di cui ti ho parlato, Giulia. Quando risposi corsi verso il municipio per accettare e la lasciai per strada, sola. Ero così emozionato che non le detti neanche spiegazioni; avevo sognato quel giorno per così tanto tempo. Lei non capì cosa stesse accadendo e pensò che la volessi lasciare. Iniziavamo ad uscire insieme e lei ci teneva a me. Presa dal suo dispiacere, camminò senza meta ed entrò in un quartiere malfamato. Un uomo le sparò. Lui era ubriaco e fece partire un colpo dalla sua pistola mentre tentava di rapinarla. Ma oggi ho avuto la mia rivincita… Ti ho aiutato a non commettere il mio stesso errore. Ora posso anche andarmene in pace, perché ho salvato una povera anima dal provare questo dolore che mi ha impedito di vivere. Tu sei il figlio che avrei voluto avere… Mi hai reso orgoglioso. Addio.»

Dopo aver terminato la lettura, con gli occhi bagnati dalle lacrime Orfeo raggiunse i suoi amici, nell’ufficio di Valerio, che  stavano parlando con il generale Marcus, l’uomo messo a capo delle indagini.

«Si è suicidato. Ha lasciato questo biglietto!», così il ragazzo passò la lettera al generale.

Marcus la lesse attentamente ed abbassò lo sguardo, poi urlò ai suoi uomini: «Uscite tutti fuori da questa stanza, il caso è chiuso!»

Tom ed Albert uscirono dall’ufficio insieme a tutti i soldati, ma Orfeo rimase con il generale.

Quell’uomo anziano disse al ragazzo: «Conoscevo Valerio da quando era ancora uno studente. Eravamo molto legati… Lui era il mio migliore amico. Negli ultimi 30 anni non ha fatto altro che dirmi quanto si fosse pentito della scelta fatta. Grazie a te ha finalmente trovato la pace.»

Il generale dette una pacca sulla spalla di Orfeo ed uscì dall’ufficio.

Dopo essere rimasto fermo per qualche minuto a fissare il vuoto, anche il ragazzo uscì dal municipio e raggiunse i suoi amici.

Albert e Tom non avevano capito il motivo del suicidio di Valerio, ma erano molto scossi. Tutti erano legati al governatore.

Mentre stava per andarsene, Orfeo venne chiamato dal generale.

«Ci serve il tuo aiuto. Dopo quello che è accaduto oggi, in città si diffonderà il panico. Dobbiamo trovare subito il nuovo governatore. Ho ascoltato le opinioni dei capi dell’esercito e tutti pensano che debba essere un fedelissimo di Valerio il suo successore. So che tu non hai accettato l’incarico, perciò ti chiedo di indicarmi quali sono i possibili candidati.»

Orfeo sollevò lo sguardo, osservò Marcus e gli rispose: «I miei uomini migliori sono sempre stati Tom ed Albert. Si sono sempre distinti per la lealtà. Sarebbero stati pronti a morire per Valerio.»

Dopo aver parlato con il generale il ragazzo entrò in macchina e si diresse verso la sua nuova abitazione.

Marcus si avvicinò agli uomini che gli aveva indicato Orfeo e gli disse: «Il vostro amico dice che uno di voi potrebbe fare al caso mio. Ci serve un uomo che prenda rapidamente il posto di Valerio; qualcuno che conosca i meccanismi della città. E chi può conoscerli meglio dei soldati che “ripulivano” l’isola dai rifiuti?»

Tom subito rispose: «Non credo di poter essere io il vostro uomo.»

Albert, invece, si fece avanti e disse: «Potete contare su di me!»

Il generale prese con sé il ragazzo e lo portò ad incontrare i comandanti dell’esercito, senza perdere tempo in convenevoli.

Dopo aver riunito gli altri tre comandanti dell’esercito in una base militare, Marcus fece entrare Albert nella stanza.

«Questo è l’uomo che fa al caso nostro!», disse il generale dopo aver messo una mano sulla spalla del ragazzo. Però queste dichiarazioni crearono stupore negli altri comandanti. Il più autoritario di loro, Antonio, chiese: «Perché questo ragazzo dovrebbe essere migliore di tanti altri possibili candidati?»

«Perché ha lavorato per molti anni con Valerio, conosce molto bene l’ambiente e sa come muoversi. La sua vecchia squadra gli è leale e dato che sono loro a dover tutelare il governatore, questo è fondamentale.»

Antonio guardò attentamente i suoi colleghi che erano rimasti in silenzio, poi guardò negli occhi Albert ed infine rispose: «La tua è una proposta molto rischiosa, però dobbiamo trovare velocemente un sostituto per evitare che si sparga il panico. Valerio si è sempre fidato di te, adesso noi ci mettiamo nelle tue mani, Marcus!»

Allora anche gli altri due uomini si alzarono in piedi e dopo essersi avvicinati ad Albert gli dissero: «Hai il nostro appoggio!»

Il ragazzo, ormai divenuto il nuovo governatore, replicò: «Vi prometto che non ve ne pentirete.»

Dopo aver giurato lealtà ai generali, Albert lasciò la riunione con Marcus, che lo accompagnò a fare un giro.

Il generale condusse il suo alleato nel quartiere Scorpion, quello dove alloggiavano i poveri.

«Dato che i senatori hanno abbandonato la città, tu non potrai essere eletto in maniera legittima. Occuperemo il municipio con la forza e ti metteremo al potere, ma per far questo devi dimostrare di essere tu il più forte! I capi delle fazioni vorranno il tuo posto e tra loro il più pericoloso è Yanker, che rappresenta gli abitanti di questo quartiere.»

«Dimmi dove trovarlo e non sarà più una minaccia, generale.»

Ma Marcus lo guardò negli occhi e con tono severo gli rispose: «Un governatore non può sporcarsi le mani. Dovrai trovare altri che puliranno per te i rifiuti; inoltre eliminare un avversario politico ora ti farebbe apparire come un tiranno. Prendi il potere, guadagnati la fiducia degli altri generali e quando avrai la lealtà del popolo farai eliminare tutti i quattro rappresentanti.»

Il nuovo governatore chiese al generale: «Cosa devo fare?», e lui rispose: «Domani verrai presentato al popolo. I tuoi nemici insorgeranno e quando faranno un errore li annienterai. In politica ciò che conta più della sostanza è l’apparenza; se ti mostrerai come un salvatore il tuo popolo ti seguirà anche incontro alla morte.»

Dopo aver terminato la conversazione, i due alleati tornarono nel municipio e lo occuparono, scortati da un convoglio armato. Nessuno oppose resistenza e non ci furono vittime.

Albert riunì il personale nel suo ufficio, sotto la supervisione di Marcus, e disse: «Voglio che sappiate che qui non cambierà niente rispetto alla gestione di Valerio. Tutti manterrete il vostro posto di lavoro e non ci saranno licenziamenti. Insieme potremo costruire una città migliore, continuando ciò che il precedente governatore ha iniziato. Oggi è stato un giorno triste per tutti noi, ma questo giorno rappresenterà l’alba di una nuova era per Raliteb. Ora andate tutti a casa e da domani riprenderemo a lavorare.»

Dopo il discorso di Albert il personale incominciò ad applaudire.

Marcus pensò: “Il ragazzo sta imparando in fretta. Credo di aver fatto la scelta giusta!”, poi si avvicinò ad Albert, gli strinse la mano e gli disse: «Congratulazioni, governatore.»